Alla Camera 49 falchi tiratori salvano Sozzani e Di Maio dice: “Il voto segreto va abolito”

L’Aula della Camera ha negato l’autorizzazione all’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari contro Diego Sozzani, deputato di Forza Italia. Si è trattato della prima votazione a Montecitorio dopo la nascita del governo giallorosso e subito è nato un caso franchi tiratori. In tutto almeno 49. Ma M5s e Pd si affrettano ad assicurare che il voto non ha nulla a che fare con la tenuta della maggioranza e, quindi, non avrà alcuna ripercussione sull’alleanza.

“Oggi il Parlamento non decideva su un provvedimento governativo o su una decisione assunta collegialmente dall’esecutivo. Oggi decideva su un’indagine specifica, in merito a un singolo parlamentare di Forza Italia e alle sue azioni, individuali, e presumibilmente illecite. Qualcuno dice che il “voto odierno è tema di Governo’, io rispondo “che è tema di valori”, scandisce Luigi Di Maio. Che poi si scaglia contro il voto segreto che, secondo il ministro degli Esteri, andrebbe abolito. “Chi ha votato contro l’arresto di Sozzani dovrebbe risponderne davanti all’opinione pubblica. E invece a causa del voto segreto, non ne risponderà davanti agli italiani. Il voto segreto va abolito. Ognuno deve assumersi le sue responsabilità”.

Tra le fila pentastellate, però, c’è chi punta il dito contro i renziani, ancora ufficialmente parte integrante del gruppo Pd, ma da ieri pronti a dar vita al gruppo autonomo Italia viva, la neoformazione politica di Matteo Renzi. Dubbi su come hanno realmente i futuri esponenti di Italia Viva si insinuano anche tra gli ormai ex colleghi di gruppo: diversi deputati dem, sotto anonimato, ritengono infatti che i circa 20 parlamentari del futuro gruppo Italia viva si siano espressi contro la richiesta degli arresti domiciliari nei confronti di Diego Sozzani, esponente di Forza Italia coinvolto nell’inchiesta milanese “Mensa dei poveri”, con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti. Per gli azzurri non vi è dubbio. Anche tra i 5 stelle c’e’ chi ha votato contro in difformità dal gruppo.

Scorrendo i tabulati della votazione, risultano mancanti ai sì annunciati da Pd e M5s almeno 49 voti, presumendo però che tutto il centrodestra compatto abbia votato contro i domiciliari e che anche i 14 deputati di Leu si siano espressi contro gli arresti nei confronti di Sozzani (il capogruppo ha lasciato libertà di voto). I voti favorevoli sono stati 235, Pd e M5s contano 327 deputati. Si devono tuttavia escludere le assenze per missione, quindi ‘giustificate’: 13 M5s e 7 Pd.

I deputati che non hanno partecipato al voto, quindi assenti ‘non giustificati’ sono 13 tra i pentastellati e 10 tra i dem. Dunque, tirando le somme, ai 92 voti che mancano ai numeri di M5s-Pd (327) vanno tolti i 20 deputati in missione, i 23 assenti ‘non giustificati’. Il che fa 49 voti che non ‘tornano’ all’appello. 

La vicenda, dall’inizio

Tutto ha inizio a luglio scorso, quando la Giunta per le autorizzazioni della Camera deve esprimersi sulla richiesta all’autorizzazione della misura cautelare degli arresti domiciliari contro Sozzani. Pd e M5s votano a favore. Oggi toccava all’Aula di Montecitorio esprimersi sul caso e M5s e Pd, in dichiarazione di voto, confermano il sì all’arresto. Il voto si svolge a scrutinio segreto e i franchi tiratori entrano in azione: i voti a favore dei domiciliari si fermano a quota 235, i contrari sono 309. La Camera salva Sozzani, che poco prima era intervenuto rivendicando la propria innocenza: “Vi chiedo di potermi difendere e confrontare con i magistrati, di cui ho piena fiducia, da cittadino libero”.

E scoppia la bagarre: l’esito del voto viene accolto da un lungo e fragoroso applauso del centrodestra. È a quel punto che il pentastellato Davide Zanichelli prende la parola per contestare il no della Camera ai domiciliari, esprimendo “disappunto” e stigmatizzando il ricorso al voto segreto. Parole che fanno insorgere non solo il centrodestra, ma anche diversi deputati della parte sinistra dell’emiciclo. È il presidente Roberto Fico a riportare l’ordine, togliendo la parola al 5 stelle in quanto “non e’ consentito commentare ile votazioni”.

Il clima, seppur a fatica, torna sereno, ma è in Transatlantico che si dà libero sfogo alle congetture e ai sospetti. Di certo c’è che a M5s e Pd sono mancati circa 90 voti, ma tolte le missioni e i non partecipanti al voto sono 49 i sì spariti nel nulla. Leu ha lasciato libertà di voto ai suoi 14 deputati e tra i capannelli si dà per scontato che abbiano votato contro i domiciliari.

Ma è in particolare su Pd e M5s che si concentrano le supposizioni: “Sono almeno 15 i 5 stelle che hanno votato contro in difformita’ dal gruppo”, sostengono alcuni esponenti di Forza Italia. I quali sono convinti anche che tra i franchi tiratori vi siano i 20 deputati renziani di Italia Viva. È verso di loro che puntano il dito anche alcuni deputati Pd: “Tra i voti contrari ci sono sicuramente i renziani”.

Le reazioni post-voto

Per alcuni deputati di Base riformista, la corrente di renziani che però non hanno scelto di seguire l’ex premier nella nuova avventura, anche tra le file del Pd ci sarebbero dei franchi tiratori: “Sono almeno 40 o 50”, sostengono. Che vi erano perplessità sul voto era già emerso in una riunione di gruppo antecedente alla votazione, durante la quale alcuni deputati dem avevano ravvisato la necessità di una più approfondita valutazione.

Federico Fornaro, capogruppo di Leu, aveva ‘fiutato’ possibili letture politiche successive al voto e infatti in Aula aveva premesso: “Su una materia come questa non può esistere una disciplina di maggioranza ma” è un voto che “riguarda la coscienza di ognuno, eviterei quindi dopo il voto letture di ‘maggioranza e minoranza’”.

Getta acqua sul fuoco anche il capogruppo M5s, Francesco D’Uva: “Le indicazioni di voto dei gruppi erano state chiare, poi ci sono state delle scelte secondo coscienza di singoli parlamentari. In questo senso ci sono gli stessi problemi che c’erano con altre maggioranze”. D’Uva ricorda che per M5s “bisogna evitare di utilizzare strumenti di voto parlamentare come ulteriore protezione personale” e liquida quanto avvenuto: “Sarebbe sbagliato dire che il primo voto vede la nuova maggioranza su posizioni diverse perché tra i banchi del governo non siedeva nessuno”.

Sdrammatizza anche il capogruppo del Pd: “Non è un voto sul governo, è un voto su una procedura richiesta dalla magistratura sulla quale noi abbiamo dato un orientamento preciso. È chiaro che i deputati hanno votato secondo coscienza”, spiega Graziano Delrio. “Anche l’intervento in Aula del deputato Sozzani ha avuto un impatto, anche emotivo. Quindi, è un voto secondo coscienza, non è un fatto politico”, aggiunge. Infine, Delrio nega che tra i franchi tiratori ci siano deputati dem: “Non mancano assolutamente 20 voti del Pd”. Dalle accuse si difendono anche i 5 stelle: “Noi siamo stati compatti, non è bello che altri approfittino del voto segreto”.