Allarme delle imprese per le nuove chiusure, il governo studia i ristori

AGI – Un nuovo lockdown rischia di mettere definitamente al tappeto commercianti e piccole imprese e di provocare la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. E’ l’allarme lanciato dalle associazioni d’impresa che chiedono di mantenere alta la guardia sull’emergenza sanitaria ma considerano “insostenibile” l’ipotesi di nuove chiusure.Un altolà e al tempo stesso una richiesta di aiuto al governo che in queste ore si prepara ad adottare nuove misure restrittive per frenare l’impennata dei contagi e a mettere in campo nuovi interventi di sostegno all’economia, a partire dai ristori.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo a distanza all’assemblea della Cna ha garantito nuovi aiuti al mondo imprenditoriale e ha assicurato: che “le porte del governo rimarranno sempre aperte”. “Le prossime settimane si preannunciano complesse, non potremo abbassare la guardia, perché se non proteggiamo la salute cittadini non proteggiamo l’economia”, ha sottolineato il premier rivolgendo un appello agli imprenditori: “Il cantiere della nuova Italia è aperto e per questo avremo bisogno dell’aiuto e della collaborazione vostra e di tutti gli italiani”. L’obiettivo del governo, ha assicurato anche il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, è “escludere categoricamente un nuovo lockdown”.

Commercianti e artigiani, “così chiudiamo definitivamente” 

Le nuove restrizioni per contenere i contagi del Covid-19, avverte Confesercenti, “avranno un impatto negativo sull’economia, causando un’ulteriore riduzione di circa 5,8 miliardi di euro di consumi delle famiglie, l’ennesimo colpo per commercio, turismo e somministrazione, che potrebbe causare la chiusura di altre 20mila attività, portando da 90 a 110mila le cessazioni di impresa previste quest’anno”.

Secondo i calcoli dell’organizzazione, nell’ipotesi che le chiusure siano imposte fino alla prima settimana di novembre l’ulteriore impatto negativo sui consumi potrebbe infatti raggiungere i 5,8 miliardi portando la stima della riduzione complessiva della spesa delle famiglie per il 2020 da 90 a 95,8 miliardi di euro. E “ben più drammatiche” sarebbero le conseguenze nel caso di due ulteriori mesi di lockdown che, in questa fase dell’anno, determinerebbero una caduta immediata della spesa di 40 miliardi.

Confesercenti chiede quindi soluzioni per agevolare l’accesso al credito e per fronteggiare i costi fissi, a partire da una nuova normativa d’emergenza sugli affitti perché sarebbero almeno 70mila le attività, in Italia, che non ce la fanno più a pagare il canone.

Per Confcommercio, nuove chiusure sarebbero “insostenibili” in un Paese “messo alle strette anche sul terreno dell’emergenza economica e in cui la tensione sociale cresce”. Secondo la confederazione delle imprese si rischia, oltre a una caduta del Pil per l’anno in corso ben superiore al 10%, “la cessazione dell’attività di decine di migliaia di imprese e la cancellazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro”.

A mettere in guardia è anche la Cgia: un nuovo lockdown sarebbe il “ko definitivo” per l’artigianato. Nei primi 6 mesi di quest’anno, secondo l’associazione di Mestre, le imprese del settore sono diminuite di 4.446 unità; facendo scendere il numero complessivo presente in Italia a quota 1.291.156. Sia nel primo (-10.902) che nel secondo trimestre del 2020 (+6.456) i saldi sono stati tra i peggiori degli ultimi 10 anni, a conferma che l’artigianato, come del resto tutte le attività di prossimità, non è stato in grado di reggere l’urto dello shock pandemico. E secondo i calcoli del Centro studi di Unimpresa, i settori del commercio e del turismo, maggiormente penalizzati, valgono quasi 198 miliardi di euro in termini di Pil e ogni giorno di lockdown può arrivare a costare almeno mezzo miliardo di euro di prodotto interno lordo.

Il governo prepara il decreto con cig e ristori

Il grido d’allarme delle imprese rende sempre più urgente un intervento per indennizzare i settori che saranno più colpiti dalle misure restrittive che il governo sarà chiamato a prendere nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore.

Le riunioni si susseguono e un nuovo Dpcm potrebbe contemplare anche una chiusura anticipata di locali come pub e ristoranti e lo stop ad attività non essenziali come palestre, piscine, teatri e cinema. L’esecutivo è pronto quindi ad anticipare alcune misure economiche nell’atteso decreto novembre, collegato alla manovra, e che potrebbe vedere la luce a stretto giro dopo il nuovo Dpcm.

Nel nuovo dl anti-Covid, il quarto, che avrebbe una dote di partenza di circa 4-5 miliardi, sarà rifinanziata la cassa integrazione e dovrebbero essere inseriti i ristori per i settori più colpiti in attesa del fondo ad hoc da 4 miliardi previsto nella legge di bilancio.

Come ha spiegato il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, il governo punta a finanziare la Cig per altre 10 settimane, per garantire una copertura fino al mese di gennaio alle imprese che esauriranno il sussidio da metà novembre. La nuova tranche di cig di 8 settimane per i primi mesi del prossimo anno sarà poi finanziata con i 5 miliardi previsti in manovra per un totale di 18 settimane di proroga.

E si sta valutando di allungare al 31 gennaio, in corrispondenza con la fine dello stato di emergenza, il blocco dei licenziamenti, proposta respinta dai sindacati che hanno minacciato lo sciopero e richiesto l’intervento di Conte.

Nel decreto dovrebbero poi trovare spazio i risarcimenti per le attività che saranno oggetto di eventuali restrizioni o chiusure, in primis bar e ristoranti, ma la platea potrebbe alla fine riguardare anche palestre, parrucchieri, estetisti e il comparto dello spettacolo e del cinema. Il governo valuta di replicare il meccanismo degli indennizzi a fondo perduto erogati dall’Agenzia delle Entrate legandoli al calo del fatturato ma il nodo resta quello delle risorse e pertanto potrebbero essere inserito qualche ulteriore paletto.