Alle grane del governo si aggiunge il caso Arata

Il duello tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini fa tremare il governo. Anche se il titolare del Viminale garantisce: “Non c’è nessuna crisi, abbiamo troppe cose da fare per perdere tempo”. A distanza, però, prosegue il botta e risposta al vetriolo tra i due vicepremier, che da due giorni se le suonano di santa ragione, chiedendo l’uno le dimissioni del sottosegretario leghista Armando Siri, l’altro il passo indietro della sindaca di Roma Virginia Raggi.

Lo scontro sul ‘Salva Roma’. E non solo

E proprio la Capitale è al centro di una nuova disputa tra i due alleati di governo: le norme cosiddette ‘salva Roma’, che dovrebbero essere inserite nel decreto Crescita, all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di martedì. Per Salvini quelle norme non saranno nel provvedimento, mentre il Movimento 5 stelle è a favore e spinge affinché venga chiusa l’annosa vicenda del commissariamento del debito storico del comune di Roma.

Ma è soprattutto la notizia relativa al figlio dell’imprenditore Paolo Arata, indagato per corruzione nella stessa inchiesta che coinvolge il sottosegretario Siri, a far salire la tensione: i 5 Stelle chiedono direttamente a Salvini se corrisponde al vero che Federico Arata sia assunto a palazzo Chigi “da parte del sottosegretario Giancarlo Giorgetti“.

“La domanda che, per una questione di opportunità politica, ci poniamo è se Salvini fosse a conoscenza di tutto questo. Ci auguriamo e confidiamo che il leader della Lega sappia fornire quanto prima elementi utili a chiarire ogni aspetto”. Il partito di via Bellerio replica a stretto giro, e taglia corto: “Parlamentari e ministri della Lega continuano a lavorare anche in questi giorni di festa. Non rispondono a polemiche e insulti che si sgonfieranno nell’arco di qualche ora. Federico Arata è persona preparata”.

Duro il Pd, che chiede al presidente del Consiglio di chiarire: “Conte non può nascondersi e ha il dovere di presentarsi in Parlamento per chiarire una vicenda che getta inquietanti ombre sul Governo”.

“L’Italia non è un trofeo”, avverte Di Maio

Che lo scontro interno al governo non accennasse a diminuire si capiva già in mattinata, quando il leader pentastellato, in un post su Facebook, attaccava direttamente l’alleato di governo: “Anche oggi la Lega minaccia di far cadere il governo. Lo aveva già fatto con la Tav. Sembra ci siano persino contatti in corso con Berlusconi per fare un altro esecutivo. Sono pieni i giornali di queste ricostruzioni e lo trovo gravissimo. Sono davvero sbalordito”.

Nel post Luigi Di Maio insisteva: “Trovo grave che si prenda sempre la palla al balzo per minacciare di buttare via tutto”. Insomma, “l’Italia non è un trofeo e trovo gravissimo che la Lega con così tanta superficialità ogni volta che gli gira minacci di far cadere il governo”. Quanto agli attacchi alla sindaca Raggi, per Di Maio si tratta solo di “una vera e propria sceneggiata mediatica”.

La replica di Salvini

Ancora una volta arriva la replica della Lega. Lo fa direttamente Salvini con toni piccati: “Macchè crisi di governo. La Lega vuole solo governare bene e a lungo nell’interesse degli italiani, la crisi di governo è solo nella testa di di Maio che farebbe bene a non parlare di porti aperti per gli immigrati e a controllare che il reddito di cittadinanza non finisca a furbetti, delinquenti ed ex terroristi”.

La tensione, dunque, è ai massimi livelli, nonostante in giornata il sottosegretario 5 Stelle, Stefano Buffagni, avesse invitato tutti ad abbassare i toni: “Corruzione e mafia non sono problemi elettorali ma sostanziali, abbassiamo i toni e lavoriamo, il bene dei cittadini è prioritario e non si può mettere a rischio il governo di un paese sulla corruzione e sulla Mafia dove il governo del cambiamento non deve avere tentennamenti”.

A molti questi tentativi non sono sfuggiti, del resto è da giorni, anche in vista delle prossime decisioni che attendono il governo, a cominciare dal Consiglio dei ministri di martedì, che nelle istituzioni si monitora la situazione e si auspicano scelte chiare e responsabili. I passaggi che l’esecutivo ha di fronte, dopo le elezioni europee, sono di lungo respiro e impegnano il paese per gli anni a venire: la manovra per il 2020 e la trattativa per la nuova Commissione europea e per le altre istituzioni comunitarie necessitano di un clima meno conflittuale, quale che sia la strada che sceglieranno le forze di maggioranza.