Chi beneficerà del nuovo bazooka a disposizione della Bce  

Tassi sui depositi giù di 10 punti base al -0,5%, riavvio del Quantitative easing e nuove condizioni più favorevoli per i prestiti a lungo termine alle banche. È il pacchetto di stimoli approvato dal consiglio direttivo della Bce arrivato in un momento in cui l’intera area dell’Euro è in rallentamento. Dalle banche, alle imprese, passando per le famiglie e lo Stato, chi beneficia in sostanza di questo cambio di politica monetaria?

Le prime a trarre vantaggio saranno le banche, spiega all’AGI Veronica De Romanis, economista della Luiss, sottolineando che per gli istituti “si riducono i costi e le banche avranno anche una maggiore liquidità grazie al Qe”. Ma l’effetto benefico sarà poi a cascata anche su famiglie e imprese. Vediamo come.

“Le banche – prosegue De Romanis – avendo più liquidità, possono prestare più facilmente denaro alle imprese e alle famiglie. Questo sarà un vantaggio soprattutto per l’Italia perché è un paese che stava attraversando una stretta creditizia, come ha più volte ricordato Mario Draghi. Così sicuramente si allenterà questa stretta e renderà più facile prendere a prestito”.

C’è un vantaggio, però, anche per lo Stato, sottolinea l’economista, “perché significa che si abbassano i rendimenti dei titoli di Stato, quindi il costo di emettere debito”. Infine, a trarne beneficio saranno “le imprese che esportano perché l’euro si indebolisce. Un euro più debole significa che chi compra i prodotti in questa valuta paga meno”. Ma ora la palla passa ai governi nazionali. “La politica monetaria – evidenzia – ha un obiettivo che è l’inflazione. Per quanto riguarda invece l’aumento della domanda lì ci devono pensare i governi che hanno la competenza sulla politica fiscale”.

È l’esempio del cavallo che viene condotto al fiume per bere. Una politica monetaria espansiva e una riduzione dei tassi (che rappresenta l’acqua) può solo accompagnare il sistema economico (il cavallo in questo caso). Ma da sola non basta. Poi sta ai singoli governi intervenire con programmi di investimenti mirati ed efficaci.

Secondo Draghi, inoltre, c’è una distinzione tra i Paesi che hanno spazio fiscale come la Germania, e altri che non ce l’hanno. Chi è in “surplus di bilancio”, conclude De Romanis, “dovrebbe spendere di più sia attraverso maggiori investimenti sia con la riduzione delle tasse che fa aumentare la domanda interna. Gli altri paesi devono continuare con una politica fiscale volta a mettere in ordine i conti pero’ cercando di stimolare la crescita, con quella che Draghi chiama ‘una politica fiscale attenta alla crescita’ e cioè attraverso più investimenti e meno spesa corrente”.