Cosa pensano reciprocamente gli elettori di Pd e M5s dei nuovi alleati di governo

Ottenuta la fiducia del Parlamento – prima alla Camera e poi al Senato – il Governo Conte bis è entrato ufficialmente in carica “nella pienezza dei suoi poteri”. Già la scorsa settimana avevamo sottolineato come, tra le incognite sulla strada di questo nuovo esecutivo, un ruolo tutt’altro che secondario sia costituito dal sostegno popolare nei confronti dei partiti che formano la nuova maggioranza (M5s e Pd) e dello stesso premier.

Per quanto riguarda il consenso ai partiti, la Supermedia di oggi conferma – e per certi versi rafforza – le tendenze viste già la scorsa settimana dopo la lunga (e intensa) pausa estiva. Si conferma innanzitutto il calo della Lega (32,2%) che durante la crisi agostana ha perso circa 4 punti e mezzo; si conferma anche la risalita del Movimento 5 Stelle (21,0%) che nello spazio di poco più di un mese è cresciuto di oltre 3 punti ed è ora tornato a tallonare il Partito Democratico (22,5%).

Gli ultimi sondaggi pubblicati confermano anche il sorpasso di Fratelli d’Italia (7,3%) ai danni di Forza Italia (6,5%). Più Europa (3%), Sinistra (2,5%) e Verdi (1,8%) i soggetti che chiudono la classifica degli 8 partiti regolarmente misurati dagli istituti di sondaggio.

A questo proposito, c’è da rilevare una novità. Alcuni sondaggi hanno cominciato a testare il gradimento (e il potenziale elettorale) di “Cambiamo”, il nuovo partito fondato dal Presidente della Liguria Giovanni Toti, recentemente uscito da Forza Italia. Si tratta degli istituti EMG (secondo cui “Cambiamo” vale circa l’1%), Noto (1,5%) ed SWG (2,3%). Come si vede, si tratta di valori ancora molto bassi e piuttosto variabili a seconda del sondaggio.

È verosimile che molti elettori non abbiano ancora sentito parlare di questo nuovo soggetto, e questo spiega perché solo una piccola minoranza (3 su 9) dei sondaggisti su cui si basa la nostra Supermedia di questa settimana abbiano scelto di inserirlo nei loro questionari. Per questa ragione non abbiamo (ancora) inserito “Cambiamo” nel nostro grafico relativo alle liste: tuttavia, non ci sono dubbi sulla collocazione politica di questo soggetto, che si situa nel centrodestra – tra la Lega e Forza Italia – e all’opposizione del neonato Conte bis.

Poiché nei giorni scorsi 3 deputati vicini a Toti hanno abbandonato il gruppo di Forza Italia, sembra che ora “Cambiamo” abbia anche una rappresentanza parlamentare. Ne abbiamo quindi tenuto conto nel grafico che misura il consenso dei partiti di maggioranza e quelli di opposizione: M5s-Pd-LeU arrivano al 46% dei voti “virtuali”, mentre il centrodestra (includendo Toti) è quasi 2 punti sopra (47,9%).

Quello di Toti potrebbe essere solo il primo si una serie di rimescolamenti dell’offerta politica che probabilmente si verificheranno dopo il cambio di maggioranza al governo. Cambiamenti così significativi sono (insieme a delle elezioni, magari dall’esito inaspettato) i tipici avvenimenti in seguito ai quali l’opinione pubblica e le preferenze degli elettori si mettono in moto, cambiando i rapporti di forza nell’arena del consenso. Lo si evince bene nel grafico in cui riportiamo lo storico della nostra Supermedia dall’inizio di questa legislatura (marzo 2018) ad oggi. Appare piuttosto evidente come gli eventi più recenti abbiano danneggiato la Lega e favorito il M5s e – sia pure in misura inferiore – il Pd.

Lo stesso grafico sembra però suggerire una certa cautela quando si tratta di assegnare i titoli di “vincitori e vinti” degli ultimi sviluppi. È piuttosto agevole constatare come, ad esempio, gli attuali consensi della Lega siano sostanzialmente identici a quelli rilevati nell’immediata vigilia delle Europee (e che il partito di Salvini migliorò nelle urne di circa 2 punti), mentre quelli del Pd siano solo lievemente migliori e quelli del M5s uguali o addirittura leggermente peggiori rispetto ad allora. Eppure, la percezione dei rapporti di forza (e dello stato di salute) di questi partiti non potrebbe essere più diversa.

E infatti, anche se i sondaggi sono estremamente simili a quelli di 4 mesi fa, la situazione è cambiata parecchio. Ne è un buon esempio il riavvicinamento tra il M5s e il Pd: non solo a livello di élite politiche (che hanno trovato un accordo per il governo, impensabile ancora poche settimane fa) ma anche tra le loro basi elettorali. Secondo Paolo Natale, politologo e analista di Ipsos, il “gradimento reciproco” (degli elettori M5s nei confronti del Pd e viceversa) a giugno 2018 era pressoché nullo, mentre oggi si aggirerebbe intorno al 20% (tradotto: solo un elettore del M5s su 5 ha un giudizio positivo del Pd, e viceversa). Per fare un paragone, a giugno 2018 tra gli elettori di M5s e Lega c’era una fortissima vicinanza (60-70%), ma questo non è bastato ad evitare al primo Governo Conte una vita piuttosto travagliata e la rottura finale arrivata a inizio agosto.

Di certo, sono cambiati – e di molto – gli atteggiamenti degli elettori di Lega e Pd verso il premier. Secondo un sondaggio SWG (confermato da altre rilevazioni analoghe) nei poco più di 30 giorni che vanno dal 29 luglio al 2 settembre di quest’anno i giudizi positivi verso Giuseppe Conte tra gli elettori leghisti sono crollati di 38 punti (dal 62% al 24%), mentre hanno fatto un balzo in avanti di 49 punti (dal 16% al 65%) tra chi vota Pd.

In generale, il consenso personale di Conte non sembra quindi aver risentito più di tanto di questo suo essere “il successore di sé stesso” (anzi: sempre secondo SWG, tra gli indecisi i giudizi positivi sono cresciuti di quasi 20 punti). La questione è che il Governo Conte bis nasce con un gradimento e un tasso di fiducia inferiori a quelli fatti registrare dal precedente esecutivo giallo-verde. Secondo Ipsos, nei giorni del giuramento (giugno 2018) il primo Governo Conte aveva un tasso di gradimento del 60%, mentre il Conte bis oggi si ferma al 41%. I numeri di SWG sono simili: il 53% esprimeva giudizi positivi verso il neonato esecutivo un anno e mezzo fa, solo il 33% fa altrettanto oggi.

Tra le cause di questo gradimento inferiore può esserci l’assenza di un fattore: la trasversalità. Il governo giallo-verde era stato percepito come un punto di incontro (con tanto di “contratto”) tra due mondi diversi, e in quanto tale “trasversale”, privo di una connotazione politica specifica – al di fuori dell’etichetta, piuttosto generica, di “populista”. La situazione è ben diversa oggi: secondo un sondaggio dell’istituto EMG, nel complesso oltre 3 italiani su 4 considerano il neonato Conte bis come un governo “di sinistra” (30%) o “di centrosinistra” (47%). La percezione degli elettori quindi è che si tratti di un governo con una connotazione ideologica ben specifica, e questo potrebbe generare diffidenza negli italiani che non si riconoscono in un’ideologia progressista.

Per la maggioranza degli italiani intervistati il governo Conte bis è un governo di centro-sinistra. I sondaggi di @FabrizioMasia1 a #agoraraipic.twitter.com/O3dh2BSReO

— Agorà (@agorarai)
September 12, 2019