Dire no a Gedda per il caso-Khashoggi: Nadal e Djokovic hanno perso l’occasione, Juve e Milan la sfrutteranno?

Chissà come si metterà ora Amnesty International con la Lega Italiana Giuoco Calcio che ha fissato il 16 gennaio 2019 a Gedda la finale della Supercoppa italiana fra Juventus e Milan. Chissà se farà appello al dio calcio per difendere le libertà fondamentali della persona umana, dopo l’uccisione dello scrittore saudita Jamal Khashoggi che era appena entrato nell’ambasciata araba a Istanbul il 2 ottobre. Chissà se ripeterà il tentativo dopo aver chiesto invano a Rafa Nadal e Novak Djokovic di rinunciare all’esibizione che si terrà tre settimane prima, il 22 dicembre, sempre nella seconda città più grande dell’Arabia Saudita dopo Riad. Chissà che risposta riceverà, dopo il no diplomatico dei due assi della racchetta, e quello ancor più deludente di Roger Federer che ha candidamente dichiarato di aver fatto a meno del milione di dollari di ingaggio non per motivi umanitari, ma semplicemente perché, sotto Natale, vuole coccolarsi la sua coppia di gemelli. 

La scelta della data per la Supercoppa italiana è mirata al riempimento dei 60 mila posti del King Abdullah Sports City Stadium e al bottino di circa 7 milioni di euro da dividersi fra i due club. E sarà la rivincita della Supercoppa 2016, a Doha, in Qatar, vinta dal Milan ai rigori. Il calcio mira solo al business, non si pone domande, come ha fatto giorni fa invece l’ex ministro dello sport, Luca Lotti: “Come parlamentare, come ex ministro per lo Sport e come cittadino italiano, rivolgo un appello accorato alla Lega Calcio affinché riconsideri la decisione di giocare il match Juventus-Milan in Arabia Saudita e invito il Governo a fare ogni sforzo possibile per evitare che il calcio italiano scriva una pagina di rifiuto nella difesa dei valori e dei diritti». 

Facile, commenterà sicuramente qualcuno pensando a un ex parlamentare, peraltro di un gruppo politico oggi in minoranza. Peraltro, se lo sport debba trascendere o meno la politica e le ragioni sociali e umanitarie è un quesito che, da sempre, non trova risposte. E si ravviva di sempre nuovi argomenti. Nel caso specifico, però, l’esibizione Djokovic-Nadal così come la Supercoppa italiana di calcio non sono competizioni già fissate in modo drastico ed ufficiale nel calendario internazionale. Come fu, per esempio, la finale di Coppa Davis di tennis del 1976 nel Cile del dittatore Pinochet, quando l’Italia si dibatté a lungo e si spaccò proprio, fra destra e sinistra, sull’opportunità di disputare o meno quella partita, per poi decidere di giocarla (e di vincerla da netti favoriti).

O come l’Olimpiade estiva di Mosca del 1980 boicottata dagli Stati Uniti per l’invasione sovietica dell’Afghanistan. Questa di Gedda sarebbe davvero una straordinaria occasione per il calcio in generale e per i calciatori di Juventus e Milan in particolare di chiedere lumi ad Amnesty International, su quanto succede in Arabia Saudita e sulla vicenda del giornalista ucciso in circostanze così particolari. Per poi annunciare un clamoroso, eclatante e rumorosissimo no ai petrodollari arabi