Erdogan avanza in Siria e ricatta l’Europa

A poco più di 24 ore dall’inizio dell’operazione “Fonte di pace”, voluta e sferrata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan per colpire le postazioni delle milizie curde Ypg oltre confine eliminandole dalla riva est dell’Eufrate, l’esercito turco è avanzato in territorio siriano in maniera significativa, e in un contesto di timide perplessità da parte delle cancellerie europee, sottoposte al ricatto presidente turco: “Se tentate di presentare la nostra operazione lì come un’invasione, apriremo le porte e vi invieremo 3,6 milioni di migranti”. 

La situazione sul terreno

Dopo i bombardamenti aerei di ieri, la giornata di oggi ha visto protagonisti gli scontri via terra. Scattato, con il ritiro americano, il semaforo verde per l’intervento, i turchi hanno cominciato dalle città di Tel Abyad e Ras al Ayn e da valichi di frontiera in prossimità del nord est e nord ovest di entrambi i centri, tra i più importanti dell’area. L’esercito è penetrato nel territorio del Paese confinante dalla tarda serata di ieri, sfondando attraverso quattro diversi punti e prendendo gradualmente il controllo di 11 villaggi, tutti situati nei dintorni delle due cità’. Un fronte profondo per il momento pochi chilometri ma di 120 km di lunghezza.

All’offensiva si sono uniti ufficialmente alcuni dei 14 mila uomini dell’esercito libero siriano (Els), intervenuto nell’area di Tel Abyad nella tarda mattinata di oggi. Il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha specificato questa sera che il piano per costituire una safe zone da parte della Turchia prevede il controllo di un area di profonda “non meno di 30 chilometri” ed estesa per “almeno 400 chilometri”. L’area di Tel Abyad è stata colpita dall’artiglieria pesante stanziata nella zona di Akcakale, dove i curdi hanno risposto al fuoco e ucciso due civili, tra cui un bambino siriano, e ferito 46 persone.

Altra area teatro di scambi di artiglieria pesante è quella di Qamishli, città ben piu’ a est, confinante con la provincia turca di Mardin e assai vicina alla città di Nusaybin, dove scontri di artiglieria a distanza sono andati avanti per diverse ore del giorno e un cittadino di religione siriaca è’ caduto sotto i colpi dell’artiglieria turca. Numerosi colpi di mortaio sono piovuti anche in territorio turco: sono rimasti uccisi 4 civili a Nusaybin e ferendone altri 23. Numeri purtroppo provvisori, così come provvisorio è il bilancio dei miliziani Ypg morti per l’intervento turco, 109, in base al dato fornito questa mattina da Erdogan, che ha poi aggiunto che altri si sono arresi o sono rimasti feriti.

Gli sfollati sono decine di migliaia

La giornata di oggi registra anche il bilancio di decine di migliaia di sfollati, in base a quanto reso noto dalla stima delle Nazioni Unite. Sono almeno 60.000, secondo quanto ha riferito l’Osservatorio siriano dei diritti umani. Tra questi buona parte della comunità armena di Tel Abyad. Sia la preoccupazione per il versante umanitario sia quella per la destabilizzazione della regione mediorientale, e i benefici che ne trarrebbe quel che resta dell’Isis, hanno spinto i cinque membri europei del Consiglio di sicurezza dell’Onu a chiedere, seppur debolmente, alla Turchia di fermarsi.

“Siamo profondamente preoccupati dall’operazione militare turca nel Nord-Est della Siria”, si legge in un comunicato congiunto di Francia, Germania, Gran Bretagna, Belgio e Polonia. La Francia ha chiesto che si riunisca con urgenza la Coalizione internazionale contro l’Isis, creata a suo tempo per combattere i miliziani del sedicente califfato.

Di Maio convoca l’ambasciatore

Al pari di altri colleghi europei, il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha convocato l’ambasciatore turco, Murat Salim Esenli, e espresso una “ferma condanna per l’iniziativa militare unilaterale della Turchia nel nord est del territorio siriano”. “Azioni militari unilaterali – ha affermato la vice ministra Marina Sereni ricevendo il diplomatico – costituiscono una minaccia ai risultati conseguiti dalla Coalizione Anti-Daesh, di cui Italia e Turchia sono entrambi importanti membri, e prolungheranno l’instabilità nel Nord-Est siriano, rischiando di creare terreno fertile per il ritorno di Daesh”.

Sereni ha ribadito “con fermezza la tradizionale posizione italiana per la quale non esiste una soluzione militare alla crisi siriana che, al contrario, può trovare una composizione stabile e duratura solo tornando alla diplomazia internazionale e al dialogo politico”. Alla Farnesina si è rivolta la Rete Disarmo, che ha chiesto il blocco delle esportazioni di armi italiane alla Turchia, misura presa da Finlandia e Norvegia.

“Ancora aspettiamo 3 miliardi”, replica Erdogan

Il ‘sultano’ ha tirato fuori dal turbante il ricatto sui migranti: “Non siete mai stati di parola, dal 1963 ad oggi – ha detto Erdogan in Parlamento rivolto all’Ue – e non siete onesti: ancora aspettiamo i 3 miliardi di euro della seconda parte dell’accordo sui migranti (del marzo 2016, ndr). Non siete stati capaci di mantenere la parola fino ad oggi, mentre noi abbiamo speso 40 miliardi di dollari per i rifugiati. Noi continuiamo sulla strada dell’accoglienza, ma se succede qualcosa apriamo il confine”, ha affermato il presidente turco.

“Minacce inaccettabili”, ha reagito Di Maio. “L’Europa stessa – ha aggiunto – deve mostrarsi capace di rispondere in modo corale e con un’unica voce. E questo è il senso del messaggio che porterò lunedi’ al Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea”. 

Il presidente turco deve, in queste ore, presidiare un fronte interno di polemiche, e lo fa nel suo modo, silenziando gli oppositori. Procedimenti giudiziari sono stati aperti a carico di chi, sui propri account social, ha criticato duramente l’operazione militare “Fonte di pace”. Sono 78 gli indagati da parte della procura di Istanbul, 21 gli arrestati a Mardine, oltre ai due leader e altri tre deputati del partito filo curdo Hdp finiti nel mirino della procura di Ankara. Tutti sono accusati di “propaganda a favore di organizzazione terroristica” e “istigazione all’odio nei confronti delle istituzioni e delle forze armate”.