Il caso del dipendente di Huawei arrestato in Polonia

Un dipendente del colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei è stato arrestato in Polonia insieme ad un cittadino polacco, perché sospettato di spionaggio. Il dipendente di Huawei è stato identificato come il capo del reparto vendite del gruppo in Polonia, ma non viene rivelato il suo nome, mentre il polacco lavora per il gruppo di telecomunicazioni Orange.

Gli agenti del controspionaggio hanno perquisito gli uffici di Huawei, portando via documenti e dati elettronici, e la casa del dipendente, ha riferito l’emittente polacca Telewizja Polska, secondo cui il cittadino cinese ha studiato presso una delle maggiori scuole di intelligence della Cina ed è un ex dipendente del consolato cinese a Danzica. Il cittadino polacco, invece, viene identificato come una persona al corrente dei sistemi di comunicazione criptata del governo di Varsavia e già vice direttore del dipartimento di sicurezza informatica del controspionaggio. In base alle accuse, i due uomini, che si sono dichiarati non colpevoli, rischiano fino a dieci anni di carcere.

Il ministero degli Esteri cinese si è detto “molto preoccupato” per l’arresto del concittadino e ha chiesto a Varsavia di assicurare i diritti legittimi dell’individuo coinvolto. Il colosso di Shenzhen ha scelto, finora, di non commentare direttamente l’arresto, di cui si è detto “al corrente” e ha ribadito di rispettare le leggi dei Paesi in cui opera.

Perché Huawei è nel mirino

Huawei è nel mirino delle agenzie di intelligence occidentali per il sospetto di spionaggio informatico, accusa che il gruppo ha ripetutamente smentito. La Norvegia è stato l’ultimo Paese occidentale a prendere in considerazione la possibilità di escludere Huawei dalla costruzione delle proprie reti 5G sui timori di sicurezza informatica. Il gigante delle telecomunicazioni di Shenzhen è finito nell’occhio del ciclone il mese scorso, dopo l’arresto a Vancouver della direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, su richiesta degli Stati Uniti che ne chiedono l’estradizione per il sospetto di violazione delle sanzioni all’Iran.

La vicenda ha fatto adirare la Cina: Meng è stata rilasciata su cauzione ma non può lasciare la città, e Pechino chiede la completa libertà. Il suo arresto viene collegato alla detenzione di diversi cittadini canadesi, almeno tredici, tutte successive a quella di Meng. Otto di loro sono già stati rilasciati. In carcere ci sono ancora l’ex diplomatico canadese Michael Kovrig, e l’uomo d’affari Michael Spavor, che devono rispondere entrambi di “attività che minacciano la sicurezza dello Stato”, formula dietro la quale si cela l’accusa di spionaggio.