Il piano di Madrid per ridurre gli sbarchi del 50%

Il 2018 è stato un anno record per gli sbarchi di migranti in Spagna. Lo scorso anno sono stati 64.298 i richiedenti asilo giunti illegalmente nel Paese iberico, circa il doppio rispetto al 2017, anno che già aveva fatto registrare un numero di arrivi triplicato in confronto agli 8.048 avvenuti nel 2016. Si tratta, almeno in parte, di una conseguenza della politica dei porti chiusi varata dall’Italia con l’arrivo al Viminale di Matteo Salvini, che ha causato uno spostamento delle pressioni migratorie sulla penisola iberica. E per il primo ministro spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, ridurre i flussi è diventata una priorità assoluta, anche alla luce della crescita del partito di estrema destra Vox che, da formazione marginale quale era, è giunto a conquistare 12 seggi nel parlamento regionale dell’Andalusia, un ex feudo della sinistra, grazie a una propaganda giocata sulla retorica anti-immigrazione. 

L’obiettivo di Sanchez, rivela El Pais, è ridurre gli sbarchi del 50%. E gli strumenti per raggiungerlo non sono poi diversissimi dalle misure adottate dall’Italia. A partire dalla stretta sulle Ong. I dettagli del piano, rivela il quotidiano, sono stati discussi durante una recente riunione della Commissione sugli Affari Migratori, guidata dalla vicepremier Carmen Calvo, che raccoglie i ministeri dell’Interno, degli Esteri, del Lavoro e della Cooperazione. Da questo ultimo ministero dipende il Salvataggio Marittimo, una flotta che pattuglia le acque del Mediterraneo alla ricerca di imbarcazioni in difficoltà. Nel 2017 questo organismo ha soccorso 1.211 imbarcazioni per un totale di 23.135 persone, una cifra che equivale al triplo del 2016 e al 64% dei salvataggi totali. 

Un ruolo più attivo per il Marocco

Secondo le nuove regole, che non hanno ancora avuto il via libera definitivo, il Salvataggio Marittimo si limiterà a rispondere e reagire agli Sos ma non si impegnerà più in modo attivo per cercare imbarcazioni bisognose di aiuto. Tale stretta ha lo scopo di costringere il Marocco a intervenire con più costanza nella propria Area di Ricerca e Soccorso, che Madrid vorrebbe ampliare affinché la Guardia Costiera di Rabat effettui più salvataggi (attualmente, riporta El Pais, il Paese nordafricano ha collaborato ad appena il 18% dei salvataggi in mare complessivi).

Va qua sottolineato che Sanchez può permettersi una linea dura attirandosi meno critiche internazionali perché la rotta che va dal Marocco e dall’Algeria alla Spagna è meno pericolosa di quella dalla Libia all’Italia, essendo la distanza tra le coste inferiore. Secondo i dati di gennaio dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), il 28,5% dei migranti irregolari che percorrono la rotta del Mediterraneo Centrale incontrano la morte, una percentuale che scende all’1,7% nel caso della rotta tra il Marocco e la Spagna. Il Marocco, a differenza della Libia, è inoltre una nazione politicamente stabile, quindi respingere un barcone verso il Marocco non può suscitare gli stessi rilievi in materia di diritti umani di un respingimento verso la Libia, sebbene in entrambi i casi i flussi siano, come ovvio, gestiti da trafficanti. 

La stretta sulle Ong

Sanchez ha deciso inoltre di negare il permesso di sbarco alle navi Ong che vanno attivamente alla ricerca di imbarcazioni in difficoltà nelle acque africane. Il giro di vite è già in atto: il mese scorso l’imbarcazione della Open Arms si vide negare l’attracco a Barcellona e lo stesso avvenne pochi giorni dopo con la Aita Mari dell’Ong Salvamento Marítimo Humanitario. In questi casi, però, il governo decise così affermando che le navi non erano in grado di accogliere a bordo un numero così elevato di persone. In futuro, invece, sarà loro proibito di sbarcare migranti raccolti nella Sar di altri Paesi. 

Nel frattempo, spiega ancora El Pais, la Spagna sta premendo sull’Italia perché consenta lo sbarco delle navi Ong anche senza l’assenso preventivo di altri Stati membri dell’Unione Europea alla ripartizione dei richiedenti asilo. La Spagna, finora, non ha mai accolto nessun migrante arrivato nel nostro Paese “per la mancanza di solidarietà mostrata dall’Italia su questo fronte”, spiega il quotidiano. 

“Vogliamo un’immigrazione ordinata”

Ma limitare gli sbarchi non basta. Serve anche la cooperazione delle nazioni di provenienza dei migranti. In questi giorni il ministro dell’Interno di Madrid, Fernando Grande-Marlaska, è impegnato in una missione diplomatica nell’Africa subsahariana che ha toccato finora la Guinea e il Gambia. Obiettivo: gestire il flusso migratorio in maniera “ordinata”. 

“I Paesi africani stessi sono i primi a essere interessati ai controlli migratori e a che non ci sia alcuna mancanza di controllo in questa materia perché sono coscienti che i loro giovani sono un elemento essenziale per lo sviluppo dei loro popoli”, ha dichiarato Grande-Marlaska all’agenzia Efe, che ha sottolineato la necessità di gestire i flussi in maniera “ordinata” tramite una “cooperazione franca e sincera” con i Paesi di origine.