Il più grande popolo senza Stato, tradito dalla storia

La decisione del presidente Usa, Donald Trump, di ritirare le truppe dal Nord-Est della Siria, ha scatenato l’intervento militare turco e l’ennesima delusione per il popolo curdo, che ha visto sfumare la prospettiva di uno Stato che ricomprendesse almeno i curdi della Siria.

Quello degli Usa è solo l’ultimo di una serie di tradimenti, partiti dopo la caduta dell’Impero ottomano, quando le aspirazioni indipendentiste del “più grande popolo senza Stato” furono messe per la prima volta nelle mani di potenze straniere, regolarmente poi dileguatesi una volta soddisfatti i propri interessi regionali.

Con il collasso dell’Impero ottomano e la fine della Prima guerra mondiale, lo smembramento della Sublime porta sembrava l’occasione giusta per dare uno Stato ai curdi. Una speranza divenuta certezza con il trattato di Sevres del 1920, che prevedeva la nascita di un Kurdistan così come tradizionalmente inteso, vale a dire un territorio incuneato tra Turchia, Iraq, Siria e Iran, con capitale Diyarbakir, ancora oggi la più grande città curda della Turchia.

Il brusco risveglio avvenne con la guerra di indipendenza turca, durante la quale si affermò la figura di Mustafa Kemal Ataturk, che prima di divenire il padre della odierna Turchia repubblicana, si impose come leader politico carismatico e capace di attrarre un consenso tale da bollare come “fantocci” i rappresentanti turchi che avevano accettato le condizioni di Sevres. Queste ultime finiranno dimenticate e soppiantate dal trattato di Losanna del 1923.

Con la vittoria della Turchia furono fissati i confini dell’odierna repubblica e la parola Kurdistan finirà fuori dai libri e gradualmente anche dall’utilizzo comune, sostituita da “Sud-Est”, prima di essere sdoganata e riabilitata proprio dall’attuale presidente, allora premier, Recep Tayyip Erdogan nel 2009. Il passaggio da Sevres a Losanna rimane il più grande trauma storico-politico della storia curda e ne immobilizzerà la scena politica per 50 anni.

L’avvento del clan Barzani

Nel 1974 emerge infatti il primo Barzani della storia curda, Mustafa, padre di Massud, l’attuale presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno (Krg), che lanciò una lotta armata per l’autonomia dei curdi nel nord dell’Iraq. Sono anni in cui a sostegno della causa curda corrono Israele ed Iran, entrambe decise a destabilizzare Baghdad, all’epoca sotto l’ala britannica, fornendo al partito Kdp di Mustafa Barzani armi e finanziamenti.

La svolta, in negativo per i curdi, arriva nel 1975, quando concessioni territoriali all’Iran da parte di Baghdad spingono Teheran a tirarsi indietro dalla partita e Israele a rivedere le sue posizioni, con lo stato ebraico che negli anni seguenti puntera’ sulla guerra tra Iran e Iraq piuttosto che sulle rivendicazioni di indipendenza curda per indebolire gli attori regionali.

Siamo negli anni della fondazione del Pkk, che nato come partito curdo dei lavoratori nel 1978, entrerà in guerra (attualmente in atto) con la Turchia nel 1984, finendo nella lista delle organizzazioni terroristiche di Usa e Ue.

È tuttavia nel 1991 che i curdi registrano un significativo successo, con la fondazione del Kurdistan iracheno (Krg) nel 2005, nel cui organigramma è rispecchiata l’ottica tribale da sempre alla base delle strategie Kdp e della famiglia Barzani, che con pochi clan amici ha praticamente occupato tutti i posti di potere, dalla fondazione fino ad oggi.

Barzani peraltro, a capo di una regione autonoma ma non indipendente da Baghdad, da anni ha aperto lo spazio aereo alla Turchia per incursioni dei jet da guerra sulle montagne di Kandil. Un’area con un’orografia tale da rendere indomabile la resistenza del Pkk, al contrario di quanto avviene in Siria, dove l’esercito turco ha gioco facile.

La nascita del Kurdistan iracheno, tuttavia, passa attraverso tradimenti degli Stati Uniti e tragedie causate da Saddam Hussein. Nel libro “La disfatta della Cia”, l’ex spia americana Robert Baer definisce “inspiegabile e disastroso” il voltafaccia di Washington rispetto a un colpo di stato orchestrato dai curdi e da alcuni generali dissidenti per rovesciare i dittatore iracheno.

Un voltafaccia che, conclude Baer, avrebbe reso necessaria una guerra per disfarsi di Saddam, la cui vendetta fu spietata e si tradusse nel famoso massacro di Anfal, quando gas e armi chimiche furono usate da dittatore per una strage al limite della pulizia etnica.

Ocalan e la fondazione del Pkk

È tuttavia impossibile parlare del sogno di un Kurdistan indipendente senza parlare della figura di Abdullah Ocalan, fondatore del Pkk, che stabilì il proprio centro operativo in Siria per 19 anni, a partire dal 1979, anno seguente dalla fondazione del Pkk.

Un altro esempio della storia che si ripete, un altro sodalizio, quello con Hafez al Assad, padre dell’attuale presidente siriano, durato fino a quando Ocalan ha costituito uno strumento di pressione che Damasco ha potuto usare contro Ankara, con la quale i disaccordi non mancavano rispetto alla definizione dei confini. Hafez cede alle pressioni e caccia Ocalan dalla Siria nel 1998, con il leader curdo che passerà un anno rimbalzando come una patata bollente tra diversi Paesi, tra cui Russia e Italia, prima di essere arrestato in Kenya nel 1999 e condannato al carcere a vita che sta scontando sull’isola di Imrali, nel mare di Marmara.

Si arriva così agli ultimi tradimenti in Siria da parte degli Usa, ma non solo, perché l’operazione militare turca “Ramoscello d’ulivo”, con cui è stata sottratta alle milizie curde Ypg la provincia di Afrin a inizio 2018, ha avuto bisogno del disco verde della Russia, che ha ritirato il proprio contingente di stanza nell’area, dando il via libera all’ingresso dei tank e ai bombardamenti degli F-16 di Ankara.

Un proverbio curdo recita “Nessuno ci è amico, tranne le montagne”, ma purtroppo per la lotta armata curda, in Siria non ci sono neanche quelle e Ankara riesce in poche settimane a ottenere risultati che nel montuoso nord Iraq non è riuscita ad ottenere dal 1984 a oggi.