La ‘Guantanamo inglese’ dove è detenuto Assange

Costruito nel 1991 nel quadrante sudorientale di Londra, il carcere di Belmarsh si guadagnò l’appellativo di ‘Guantanamo inglese’ dopo gli attacchi dell’11 settembre, quando la struttura iniziò ad accogliere sospetti stranieri imprigionati senza accuse formali. È nella sua unità di massima sicurezza, in compagnia di terroristi e stupratori seriali, che è detenuto Julian Assange, il fondatore di Wikileaks arrestato nella capitale britannica lo scorso 11 aprile, una volta espulso dall’ambasciata dell’Ecuador che gli aveva garantito asilo per sette anni. 

Detenuti eccellenti

Nel luogo dove Assange attende la probabile estradizione negli Stati Uniti sono ospitati alcuni dei criminali più celebri e pericolosi d’Albione. E non si tratta solo di terroristi islamici. C’è il pedofilo Richard Huckle, condannato per lo stupro di 71 bambini. C’è Charles Salvador, considerato il “detenuto più violento della Gran Bretagna”. C’è il serial killer Steve Wright, lo squartatore di Ipswich. C’è John Worboys, il tassista accusato di aver violentato oltre cento clienti. E c’è pure l’ex addetto stampa di David Cameron, Andy Coulson, finito nei guai per intercettazioni abusive quando era direttore di News of the World.

Tra i nomi famosi passati tra queste mura figurano poi Abu Hamza al-Masri, il predicatore islamista con due uncini al posto delle mani, oggi detenuto in Usa e Ronnie Biggs, uno degli artefici della “grande rapina al treno” del 1963. Oggi, su circa 900 prigionieri, almeno cento stanno scontando il carcere a vita. 

Meno di due ore d’aria alla settimana

Le condizioni di detenzione non sarebbero dickensiane ma lascerebbero comunque a desiderare, a quanto risulta da un’ispezione a sorpresa svolta all’inizio dell’anno scorso. Da allora Belmarsh avrebbe rispettato solo 37 delle 59 raccomandazioni degli ispettori, secondo i quali il trattamento dei prigionieri “non è abbastanza buono”, il livello delle attività garantite loro è “scarso” e spesso tre persone sono rinchiuse in celle che ne possono ospitare due. E oltre la metà dei detenuti afferma di godere di meno di due ore d’aria alla settimana.

A preoccupare sono inoltre i “crescenti episodi di violenza”, sebbene non si verifichino rivolte dal 2007, quando quattro secondini rimasero feriti. Negli anni successivi, emerse da un’ispezione del 2010, il personale carcerario, forse per reazione, si rese responsabile di reiterati abusi sui detenuti.

Il paragone con Guantanamo si limita però alle passate detenzioni senza imputazioni di sospetti jihadisti. A Belmarsh non viene torturato nessuno e gli ospiti hanno accesso a due palestre, una biblioteca e laboratori di lavoro. Va detto però che i detenuti in isolamento, concentrati nell’unità di massima sicurezza, hanno un accesso molto limitato agli spazi comuni e vivono in condizioni che gli ispettori hanno definito come “estremamente claustrofobiche”. Non si sa se Assange si trovi lì o nelle aree dedicate ai criminali meno pericolosi. E i suoi avvocati non hanno fornito delucidazioni in materia.