La guerra di cifre sulla manovra tra Roma e Bruxelles

Niente compromesso sulla manovra e un braccio di ferro tra Roma e Bruxelles che si trasforma in scontro, non solo di cifre. La Commissione europea pubblica le sue previsioni economiche di autunno, corregge le stime del governo e prospetta un quadro dei conti pubblici italiano decisamente peggiore rispetto a quello messo nero su bianco dall’esecutivo Lega-M5S. Ma il Tesoro contrattacca, definisce “disattenta e imparziale” la valutazione Ue, parla di ‘defaillance tecnica’ degli uffici di Berlaymont e ribadisce che non si muoverà di un millimetro dalle cifre inserite nel progetto di bilancio. 

“L’aumento del deficit, associato a tassi di interesse più elevati e sostanziali rischi al ribasso, mettono in pericolo la riduzione dell’alto livello di debito rispetto al Pil” e’ la sintesi dell’esecutivo Ue, che stima un deficit dell’Italia per il 2019 non al 2,4% come prospettato dal governo, ma al 2,9%. Un deficit/Pil che sfonderà quota 3% nel 2020, arrivando al 3,1%, contro un 2,1% previsto dall’esecutivo. La stima Ue, ribatte Giovanni Tria “deriva da un’analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio, della legge di bilancio e dell’andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall’Italia”. “Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni”, aggiunge il premier Giuseppe Conte che definisce “inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani”.

Il monito dell’Europa

Ma le previsioni di Bruxelles suonano decisamente un’altra musica: un deficit per il 2019 al 2,9% e che supera il 3% nel 2021 comporta che il debito non scendera’ come sostiene il governo, ma resterà stabile attorno al 131% nei prossimi anni, con una deviazione in termini strutturali in peggioramento dell’1,2% nel 2019. Il peggioramento del quadro, spiega la Commissione, si giustifica con una crescita inferiore al previsto e con un aumento delle spese per interessi sul debito. Secondo Bruxelles il Pil italiano infatti non sarà dell’1,5% come previsto dal governo ma si fermerà all’1,2% nel 2019, e all’1,3% nel 2020 contro la stima del 1,6% indicata dal governo nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. 

Per Bruxelles la decisione dell’esecutivo di rilanciare la spesa pubblica per aiutare la congiuntura e stimolare l’attività economica non aiuta se non “moderatamente” la crescita dell’Italia, mentre le misure previste dal governo, dal reddito di cittadinanza alla revisione della Fornero, faranno aumentare la spesa “significativamente”. Secondo la Commissione inoltre, “un aumento prolungato dei rendimenti sovrani peggiorerebbe le condizioni di finanziamento delle banche, riducendo ulteriormente l’offerta di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe indurre un calo degli investimenti privati”.

Ultimi nella crescita

L’Italia, segnala ancora ancora una volta la Ue, rimane il fanalino di coda in termini di crescita del Pil nella zona euro e nell’Unione europea, con una crescita del 1,1% nel 2018 e 1,2% nel 2019 contro una media nella zona euro del 2,1% per quest’anno e del 1,9% il prossimo. Nell’Unione Europea a 28 anche il Regno Unito fa meglio dell’Italia, con una crescita del Pil del 1,3% nel 2018 e del 1,2% nel 2020. La Commissione pero’ vede un rallentamento della crescita che riguarderà l’intera Eurolandia: Il Pil della zona euro crescerà quest’anno del 2,1% per poi frenare l’anno prossimo all’1,9%. “Tutte le economie dell’Ue dovrebbero crescere quest’anno e il prossimo”, ma “crescono incertezze e rischi sia esterni che interni e iniziano a danneggiare il livello di attività economica”, dice il vicepresidente della Commissione, responsabile per l’euro, Valdis Dombrovskis. 

Le previsioni di autunno, dunque, allontanano l’ipotesi che governo e Commissione riescano a trovare un punto di caduta e rafforzano la prospettiva concreta di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, conferma la “impossibilita’ di un “compromesso”, e ripete che un dialogo è possibile ma solo all’interno del rispetto delle regole. Domani il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno è atteso a Roma da Giovanni Tria, mentre martedì prossimo Bruxelles aspetta la risposta dell’Italia alla richiesta di cambiare la manovra. Con poche speranze.