La situazione in Arabia Saudita, il giorno dopo l’attacco alle raffinerie 

L’Arabia Saudita lotta contro il tempo per riportare a regime la produzione petrolifera, il giorno dopo il grave attacco con i droni – rivendicato dai ribelli yemeniti Houthi – a due principali raffinerie nell’Est del Paese che ha dimezzato la capacità produttiva di Aramco, il gigante del settore. Gli Stati Uniti che accusano direttamente l’Iran si mostrano pronti “a reagire in caso di attacchi da Teheran contro l’Arabia Saudita”.

“È questione di settimane non giorni”, fanno trapelare alcune fonti interne interrogate dalla Reuters sulle tempistiche del ritorno alla fornitura a pieno regime. E i mercati attendono un’apertura con i prezzi del greggio che aumentano di almeno 5-10 dollari e che – nel caso il taglio alla produzione perdurasse per un mese – porterebbe i prezzi al barile dagli attuali 60 ai 100 dollari.

Il taglio alla produzione di petrolio 

Il taglio di produzione – ha confermato da Riad – è di 5,7 milioni di barili al giorno, metà di quella saudita, e circa il 6% di tutta la fornitura globale. Riad, pur di soddisfare la domanda, è costretta ad attingere alla riserve. Così come gli Stati Uniti. La Borsa di Riad ha perso in apertura il 3% per poi riprendersi durante la giornata. La Ipo di Aramco, attesa da diverso tempo e spesso rinviata a causa proprio del prezzo basso del greggio, potrebbe ancora slittare. Il regno contava di incassare dall’operazione 100 miliardi di dollari.

Sul fronte geopolitico, mentre si moltiplicano i messaggi di sostegno a Riad, le accuse virano contro l’Iran. A puntare il dito contro la Repubblica islamica è primo fra tutti il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che arriva a mettere in dubbio la rivendicazione dei ribelli dello Yemen, seppure anche loro legati a doppio filo con Teheran.

“Non ci sono prove che l’attacco senza precedenti alle forniture energetiche globali” sia arrivato dallo Yemen, ha avanzato il capo della diplomazia Usa. “Gli Stati Uniti – ha aggiunto – lavoreranno con partner e alleati per rifornire i mercati dell’energia e ritengono l’Iran responsabile della sua aggressività”.

Per Teheran sono accuse “insensate” e “incomprensibili”, fa sapere il portavoce del ministero degli Esteri, Abbas Mousavi. “Gli Stati Uniti e i loro clienti sono intrappolati nello Yemen a causa dell’illusione che la superiorità delle armi porterà alla vittoria militare”, ha twittato il ministro degli Esteri, Mohammad Javad Zarif. “Incolpare l’Iran – ha aggiunto – non finirà il disastro. Potrebbe farlo invece accettare la nostra proposta del 15 aprile per porre fine alla guerra e iniziare i colloqui. L’Ue sottolinea che gli attacchi a Riad “rappresentano una minaccia per la regione e minano i passi per la de-escalation”.