La trattativa tra M5s e Pd è una battaglia. Sul nome di Conte

Nicola Zingaretti tiene il punto al termine dell’ennesima una giornata convulsa della crisi di governo agostana. Il segretario dem convoca i giornalisti alle 18 e scandisce che la linea del Pd non cambia e non ci sono alternative al ‘niet’ sul bis di Giuseppe Conte.

La “discontinuità” che Zingaretti pretende dai 5 stelle per dar vita a un esecutivo con il Movimento passa necessariamente da un “cambio di persone”. E il numero uno del Pd lo chiarisce senza chiudere la porta ai pentastellati. Anzi, Zingaretti si dice convinto che si troverà una soluzione e precisa che comunque è intenzionato a “fare di tutto” affinchè ciò avvenga. Ma non è in alcun modo disposto a dare vita a un “rimpastone del governo caduto”.

La conferenza stampa è accolta con gelo dal M5s che diffonde una nota dai toni ultimativi: “La soluzione è Conte, il taglio dei parlamentari e la convergenza sugli altri 9 punti posti dal vicepresidente Luigi Di Maio. Non si può aspettare altro tempo su delle cose semplicemente di buon senso. E’ assurdo. L’Italia non può aspettare il Pd. Il Paese ha bisogno di correre, non possiamo restare fermi per i dubbi o le strategie di qualcuno”.

Nota alla quale risponde Andrea Orlando: “Sono tre giorni che aspettiamo di parlare dei problemi del Paese mentre i 5 stelle parlano solo di poltrone. Noi siamo qui da ieri a parlare di contenuti”, sottolinea l’ex ministro della Giustizia. “Noi lavoriamo per prepararci ad una manovra che si annuncia complicata e loro per ora parlano solo di garantire Conte e del taglio dei parlamentari – incalzano fonti di partito vicine al segretario – Non ha senso un rimpasto con cambio di maggioranza”.

Gli arroccamenti reciproci sulle proprie posizioni in merito alla figura del premier erano noti e ulteriormente confermati in una telefonata, avvenuta in mattinata, tra il segretario dem e il capo politico dei 5 stelle. Una mattina segnata anche dal passo a lato di Roberto Fico, che, dopo le indiscrezioni giornalistiche sulla possibilità che possa occupare la casella di Chigi, ha tenuto a far trapelare che “intende responsabilmente dare continuità al suo ruolo” di presidente della Camera.

Ora che Zingaretti non sembra cedere sul ‘no’ a Conte, la palla passa a Di Maio. Il capo politico del M5s è davvero pronto a tutto pur di mantenere la posizione su Conte, attorno al quale il Movimento ritiene di aver trovato un punto di equilibrio? Una risposta definitiva non ci sarà probabilmente prima di lunedì sera, quando a Roma è stato convocato un ‘super vertice’ con tutti i big, da Davide Casaleggio ad Alessandro Di Battista. Beppe Grillo, che ha ribadito il suo appoggio a Conte, non ci sarà.

Il segretario dem ha comunque lanciato un appello ai 5 stelle e alla sinistra per incontrarsi già domani sul programma e sui contenuti. Resta il nodo principale del premier, senza il quale non parte nessun vero negoziato. Dal centrodestra s’ode un rumoroso silenzio. Matteo Salvini ha seguito anche oggi da Roma gli sviluppi della crisi ed è nella classica posizione di attesa, pronto a inserirsi nello scenario se la trattativa tra M5s e Pd naufragasse. 

Zingaretti ha scelto di tenere la conferenza stampa nella sala dove prima si erano svolti i tavoli tematici sul programma da presentare i 5 stelle, nel luogo della ‘officina’ aperta dai dem in vista dell’eventuale governo con M5s. Un segnale che il partito c’è e lavora sui contenuti, non sulle caselle da riempire.

Il segretario ha poi concluso la sua conferenza stampa con un rimprovero a colleghi di partito. “Le cosiddette fonti, dietro alle quali non si sa nemmeno chi c’è, io neanche le commento. Faccio un appello ai parlamentari del Pd a non twittare testi che parlano di fonti Pd che non si sa mai chi sono”, ha avvertito.

Un rimprovero che riecheggia il tweet – rilanciato sia da Paolo Gentiloni sia da Matteo Renzi – con cui Dario Franceschini aveva invitato a lasciar parlare “solo Zingaretti fino alla fine della crisi”. I ‘governisti’ del partito hanno interpretato con cauto ottimismo la conferenza stampa di Zingaretti, vista come un’apertura.

La posizione di Renzi è, giurano dal suo staff, lineare: “Decide il segretario, sostegno al segretario”. Anche se tra i ‘renziani’ figurano i più favorevoli al Conte bis o Conte due, come lo si voglia chiamare per segnare una “discontinuità nei contenuti”. Appare chiaro quindi che la trattativa Pd-M5s non sia ancora completamente chiusa anche se la via è strettissima. Ma non è chiaro su quali binari si stia lavorando alla ricerca di una soluzione. Dallo staff di Di Maio è stato smentita categoricamente l’ipotesi, riferita da fonti vicine alla segreteria dem, che il capo politico del M5s abbia offerto a Zingaretti – nella telefonata avvenuta stamane – un governo guidato da Conte ma con la maggior parte dei ministeri chiave in mano ai democratici.

Un’altra via potrebbe essere quella della ricerca di un premier terzo, una figura neutra, un professionista o civil servant. Ma nel Movimento difficilmente si farà un passo indietro dalla richiesta su Conte, anche perché è un nome attorno al quale si sarebbe raggiunto una sorta di equilibrio, oltre alla convinzione diffusa che questo sia il nome che meglio potrebbe superare la ‘prova’ del voto online su Rousseau.