Le lettere d’amore del Sultano per la schiava ucraina 

L’amore ai tempi dell’impero ottomano, un amore da “Mille e una notte”, da sempre parte dell’immaginario collettivo è stato svelato da alcune lettere d’amore della coppia forse più famosa della storia ottomana: Solimano il Magnifico e la bella Hurrem Sultan, recentemente tradotte da archivisti turchi.

Rapita quindicenne

Di lui la leggenda narra che abbia passato trent’anni della sua vita a cavallo, alla testa dell’impero dal 1520 al 1566 allargò i confini del proprio controllo dall’Ungheria allo Yemen fino al Nord Africa. Sarebbe tuttavia sbagliato guardare a Solimano esclusivamente come a un guerriero.

Il soprannome “Kanuni”, il legislatore, vuole ricordare gli sforzi, di successo, di dar vita a un sistema legislativo funzionale a governare un territorio sconfinato in cui durante il suo regno, fiorirono arte, letteratura e architettura, come testimoniato dalla magnifica moschea di Istanbul da lui fatta costruire, che da lui prende il nome e dove è sepolto.

Al suo fianco, al fianco dell’uomo più potente dell’epoca, riposa Hurrem Sultan una sua ex schiava giunta nell’harem quindicenne, parte del bottino di una campagna in Ucraina, dove nacque, che poi divenne la prediletta tra le sue tante mogli, ma soprattutto confidente e consigliera.

“Trovo la pace solo al tuo fianco”

Hurrem che per Solimano abbracciò l’Islam, aveva parole appassionate per il suo sultano.

“Mi perdo nell’universo creato dal nostro signore e vivo i migliori anni della mia vita al tuo fianco, sotto la tua protezione, come una perla in un portagioie. Ti prego di accettare la pena di questa tua miserabile schiava che soffre la tua assenza perché è solo al tuo fianco che trovo pace.

Non bastano le parole e non sarà mai sufficiente l’inchiostro per comunicare la gioia e la felicità che provo stando al tuo fianco. I ricordi dei nostri giorni riempiono il cuore della tua serva e lo consolano in tua assenza. Il mio morale è basso quando non ci sei e non c’è medicina per questa pena. La mia sola preghiera è di poterti rivedere presto e non separarmi più da te, nè in questo mondo, né in quello che ci attende dopo la morte”, scrive Muharrem a Solimano nel 1526, quando il sultano era impegnato nella campagna per la conquista dei Balcani.

Il privilegio dell’Harem

“Sconfiggi sempre i tuoi nemici, ma per uno scherzo del destino sei caduto dinanzi a una povera schiava e ora le strappi lacrime, la rendi felice. Ho abbracciato l’Islam perchè credo in te e solo al tuo fianco posso sentirmi felice. Ti mando dei miei vestiti intrisi delle mie lacrime, ti prego, indossali per me. Ti auguro salute e felicità”, invoca altrove Hurrem, che si firma “la tua povera e umile schiava”.

Una povera e umile schiava giunta da lontano, per cui Solimano, che dettava leggi a milioni di sudditi, fu costretto a rompere tutti i protocolli dell’impero.

Solimano per la prima volta nella storia ottomana sposò infatti quella che era solo una schiava, che finirà per dargli sei figli, uno dei quali, Selim, gli succederà, senza mai abbandonare l’harem come avrebbe imposto la consuetudine.

Quando una concubina rimaneva incinta infatti, era usanza si allontanasse dall’harem per dedicarsi esclusivamente all’educazione del possibile futuro sultano.

Non Hurrem, che rimase al fianco di Solimano divenendo la figura femminile più influente della storia dell’impero ottomano.