Le vittime di pedofili fanno causa al Vaticano per avere i nomi dei nomi preti predatori

Cinque americani che denunciano di essere stati vittime di preti pedofili hanno fatto causa al Vaticano perché apra gli archivi e diffonda i nomi dei predatori e i dettagli sui loro abusi. I querelanti contestano alla Chiesa cattolica le pratica di segretezza e il fatto che non abbiano riportato alle autorità i preti sospettati di pedofilia, contribuendo così a mettere a rischio molti minori. 

Durante una conferenza stampa, Stephen Hoffman, vittima insieme ai suoi due fratelli di un prete pedofilo e tra coloro che hanno presentato il ricorso, ha spiegato, trattenendo a stento le lacrime, che l’obiettivo della causa legale è quello di impedire che quanto è accaduto a loro possa ripetersi. Hoffman, insieme ai suoi fatelle Benedict e Luke, hanno detto di essere stati molestati in Minnesota da Curtis Wehmeyer, un prete arrestato nel 2012 e condannato a 5 anni di carcere dopo la denuncia della madre. Il caso portò alle dimissioni dell’arcivescovo John Nienstedt, che non prese alcun provvedimento disciplinare contro il pedofilo.

Il quarto querelante è un uomo di 51 anni, Jim Keenan, che ha subito abusi negli anni Settanta da parte di un prete abusatore seriale, Tom Adamson, le cui azioni sarebbero state documentate in segreto dalla Chiesa. Il quinto ad aver fatto causa è Manuel Vega, tre le 30 vittime di un prete messicano, Fidencio Silva Flores, che sembra sia tornato in patria dopo aver compiuto i suoi abusi negli Usa. 

“È un altro di quelli che devono essere trovati”, ha spiegato Vega durante la stessa conferenza stampa. “Da quello che ho sentito è in Messico o in Spagna, ancora attivo e ancora pericoloso”.