L’incredibile vertenza salariale nella Major League di baseball americana

La MLB, la mitica Major League Baseball, il paradiso del primo sport degli Stati Uniti, trema all’idea di un altro, clamoroso, terrificante, sciopero. Come quello indimenticabile della stagione 1994–95, l’ottavo di sempre nella storia, il quarto a stagione in corsa in 22 anni, ma anche il più lungo e il più duro. Che iniziò il 12 agosto 1994, fece addirittura cancellare tutte le partite, incluse quelle del dopo stagione e, per la prima volta dal 1904, anche quelle delle World Series. Si concluse solo il 2 aprile 1995, dopo 232 giorni, come ben ricordano gli appassionati del “batti e tira”.

Allora i giocatori protestarono contro la volontà di introdurre il salary cup e altre norme per ridurre i costi di gestione da parte dei proprietari delle squadre, e i tifosi reagirono al tradimento con un 20% di affluenza la stagione successiva. Anche se poi il fatturato del campionato di baseball pro più ricco è cresciuto fino a superare i 10 miliardi di dollari. Un business che rischia di nuovo, anche più di prima.

I tempi sono infatti diversi e il popolo del baseball potrebbe schierarsi col popolo dei giocatori, contro i milionari che detengono il potere. Anche perché gli atleti si sono mossi in anticipo, rispetto alla scadenza dell’accordo collettivo del primo dicembre 2021, minacciando già di non presentarsi al lavoro in primavera. I numeri sono presto fatti: è vero che Kersh Clayton, stella dei Los Angeles Dodgers, guadagna un milione di dollari a partita e ma i proprietari si dividono una torta di 10 miliardi di dollari di entrate l’anno scorso, a prescindere dalle scommesse. Di cui i giocatori godono per meno della metà. E, soprattutto, soffrono, soprattutto con la middle-class, come nella società, penalizzati dai freddi dati statistici.

Mentre i padroni delle franchigie viziano le punte dell’iceberg baseball (da Mike TroutBryce Harper, da Manny Machado a Nolan Arenado) e anche i giovani più promettenti (come il 21enne Ronald Acuna Jr, forte di 560mila dollari garantiti l’anno), che possono legare con contratti pluriennali, prima di passare free agent.

Quanto più i giovani sono competitivi prima del tempo – oggi a 23-24 anni, contro i 26-27 di prima – tanto più l’età degli altri giocatori è diventata fortemente penalizzante. Il progresso, e cioè l’allenamento migliore e più corretto, così come l’alimentazione nel momento stesso in cui aiutano le nuove generazioni ad integrarsi nella MLB, abbassando l’età media, rovinano i veterani. Quelli comunque ricchi e famosi, come il 34enne Jonny Venters di Atlanta, ma soprattutto quelli minori. Che si trovano sotto la soglia del salario minimo, al punto che il Congresso, l’anno scorso, ha approvato una legge per esentarli dalle leggi federali sul lavoro.

Un altro problema è quello delle formazioni d’élite sempre di meno e sempre più forti. Infatti l’anno scorso, per la prima volta, ci sono state tre squadre della American League oltre 100 vittorie, perché altre, come i Rays, gli Orioles e i White Sox non si impegnano poi così tanto. Non come nell’Nba dove magari succede per accaparrarsi le prime scelte, ma perché i proprietari non vogliono sborsare troppi quattrini per assicurarsi i talenti migliori. Eppoi, franchigie come quella dei Braves, hanno costruito un nuovo stadio a spese dei tifosi (con aumenti dei biglietti del 45%), senza aumentare il libro paga dei giocatori e abbassare i prezzi di bevande e prodotti alimentari vari.

Attenzione, nel 1994 l’informazione filtrava ancora principalmente attraverso i media tradizionali. Oggi, nell’era dei social media, i giocatori potrebbero trovare alleati preziosi e decisivi proprio negli appassionati. Che  captano l’avversione dei proprietari verso i free agent, tanto amati invece dalla gente comune che si appassiona anno dopo anno, sognando di applaudire i più forti nella squadra del cuore.

L’ultimo accordo collettivo non è eccezionale per i giocatori, e il sindacato lo ha denunciato ufficialmente, annunciando battaglia. Che non significa invalidare il precedente accordo, ma sicuramente ridiscuterlo, a costo di fermarsi ancora per ricevere la giusta attenzione dal paese intero. Dopo aver creato un fronte comune con la Minor League, fissando l’intero sistema retributivo dal basso verso l’alto, col rischio di ridurre gli stipendi della MLB, ma con l’obiettivo di migliorare la retribuzione degli atleti ad inizio carriera, così da renderli più forti davanti a future offerte inique.

Insomma, per allargare il fronte comune, è fondamentale che tutti capiscano il fondamento della guerra e non si lascino fuorviare dai numeri più appariscenti e cioè dai cinque free agent che hanno appena strappato contratti da favola di 4-5 anni. Perché solo dodici hanno ottenuto accordi garantiti, negli ultimi tre anni, mentre la maggior parte ha firmato accordi al massimo annuali. Eppoi, perché mai, a fronte die famosi 10 miliardi di dollari in ballo, così poche squadre possono giocarsi il titolo?