Lo strano (e terribile) caso della bimba di 5 anni che divenne madre

Sono passati 80 anni da quando Lina Medina mise al mondo il suo primo figlio all’età di 5 anni, diventando la mamma più giovane mai documentata in letteratura medica. Ma il caso della piccola peruviana ancora oggi desta stupore e perplessità tra la comunità scientifica. Com’è stato possibile? Chi era il padre? Siamo di fronte a una bufala? Sembrerebbe di no, ma ecco la sua storia.

Era il 14 maggio del 1939 quando Lina Marcela Medina Vásquez de Jurado diede alla luce il piccolo Gerardo, con parto cesareo a causa del suo piccolo bacino. La bambina, nata il 27 settembre 1933 a Ticrapo, aveva appena 5 anni, 7 mesi e 21 giorni. Poco tempo prima, i genitori – Tiburcio Medina e Victoria Loza – avevano notato uno strano rigonfiamento dell’addome e, temendo una forma tumorale, dopo aver consultato lo sciamano del villaggio, l’avevano portata all’ospedale San Juan de Dios di Pisco per una visita di controllo. La diagnosi fu scioccante: Lina era incinta di 7 mesi. Incredibile. Troppo, per fidarsi di una prima indagine. E così il dottor Gerardo Lozada, che l’aveva presa in cura, decise di fare ulteriori analisi all’ospedale di Lima. La sconvolgente diagnosi fu confermata.

Un mese e mezzo dopo quella prima visita, Lina fu sottoposta all’operazione. L’intervento fu eseguito da Lozada e dal collega Alejandro Busalleu, insieme all’anestesista Rolando Colareta. Non appena i medici eseguirono il taglio cesareo scoprirono che la bimba aveva già gli organi sessuali completamente maturi da pubertà precoce.

Il piccolo, chiamato Gerardo come il medico che aveva curato la sua mamma, alla nascita pesava 2,7 kg ed era perfettamente formato. Crebbe credendo che Lina fosse sua sorella per poi scoprire la verità all’età di 10 anni. Morì nel 1979 a 40 anni per mielofibrosi, una malattia del midollo osseo.

Quanto al padre del bimbo, Lina, che oggi ha 85 anni, non ha mai rivelato chi fosse, né le circostanze del concepimento. All’epoca, Escomel scrisse che ella “non poteva dare risposte precise”, suggerendo così che non lo sapesse davvero. Ma la vicenda fece scattare l’arresto del padre di Lina con l’accusa di violenza sessuale e incesto. L’uomo fu scagionato per insufficienza di prove.

Da adulta, la Medina trovò lavoro come segretaria nella clinica di Lozada a Lima. Il chirurgo le fornì un’istruzione e la aiutò ad assicurare a suo figlio la possibilità di frequentare le scuole superiori. Conosciuto Raúl Jurado, Lina lo sposò ed ebbe da lui un secondo figlio nel 1972. 

Il caso di Lina fu documentato in dettaglio sulla rivista medica “La Presse Médicale” dal dottor Edmundo Escomel che spiegò come i segni della pubertà erano comparsi tempo prima: menarca a otto mesi di età (ma secondo altre fonti a due anni e mezzo), e seni sviluppati già a quattro anni. A cinque, la bambina presentava un ampliamento del bacino e una maturazione ossea avanzata.

Anche se negli anni alcuni esponenti della comunità scientifica hanno espresso dubbi, la gran parte di medici, tra cui alcuni esperti dell’American College of Obstetricians and Gynecologists, ha confermato la gravidanza, sulla base di biopsie, raggi X dello scheletro fetale nell’utero, e fotografie. Una di queste, fu scattata agli inizi di aprile del 1939, quando la bambina era incinta di sette mesi e mezzo. Ritrae la bambina nuda, di profilo, in piedi, con le mani incrociate dietro la schiena, in modo da evidenziare su sfondo neutro l’estensione del ventre e i seni sviluppati.

Casi estremi di pubertà precoce in bambini sotto i nove anni, sono eccezionali, ma non sconosciuti alla letteratura medica, si legge su Wikipedia.