Perché Bezos ha scelto Medium per denunciare i ricatti del National Enquirer 

Ve li ricordate i blog? Sì, proprio quegli spazi su cui pubblicavamo riflessioni personali e non, pensieri e frustrazioni prima di Facebook, Instagram e Twitter. Ecco, c’è una piattaforma che ha resistito e che ha continuato ad innovare. Si chiama Medium, fa 90 milioni di visitatori unici al mese (senza le frenesie dei social network), è stata fondata nel 2012 da Ev Williams e qualche giorno fa ha ospitato “No grazie, signor Pecker”, un post di 2100 parole scritte da Jeff Bezos.

Il patron di Amazon le mandava a dire ad American Media, la società madre di The National Enquirer, accusando il magazine di “estorsione e ricatto”. Il titolo si riferiva a David J. Pecker, il presidente di American Media. Il post è diventato subito virale e Medium si è trovato al centro della notizia. Un blog.

Al New York Times la portavoce della piattaforma Sandee Roston ha riferito che il sito non era a conoscenza che Bezos avrebbe pubblicato il post e che in genere non vengono monitorati gli account per rispetto della privacy. Bezos però non è un’eccezione.

La possibilità di pubblicare su una piattaforma dove non ci sono annunci, i contenuti non sono filtrati e possono avere la lunghezza che si desidera, ha reso Medium una destinazione attraente per un numero di personalità di rilievo dei media, giornalisti, direttori. Katie Couric ha utilizzato Medium per promuovere interviste e partnership filantropiche. Joanna Coles, ex chief content officer di Hearst Magazines, ha usato la piattaforma per raccontare della sua esperienza come madre lavoratrice.

Nel 2015, Jay Carney, vice presidente senior per gli affari aziendali globali per Amazon, ha contestato proprio con un post su Medium un articolo pubblicato sul New York Times sulla cultura del lavoro di Amazon. Dean Baquet, direttore esecutivo di The Times, a sua volta ha risposto sulla piattaforma, difendendo i rapporti del Times.