Perché Facebook ha chiuso le pagine di Casapound e Forza Nuova 

“La decisione di Facebook di chiudere le pagine di Casapound e Forza nuova al momento è legittima e in sostanza inoppugnabile. È un po’ come se fosse un giardino privato, decide chi può starci e chi no in base a regole proprie. Ma c’è un livello più alto di ragionamento: possiamo ancora considerare un giardino privato una piattaforma di comunicazione usata da 3 miliardi di persone?”.

Guido Scorza, avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, commenta ad Agi la chiusura ‘definitiva’ di alcune centinaia di pagine ufficiali e di persone legate ai due movimenti politici italiani di estrema destra da parte del social network, sulla base dell’accusa di essere “organizzazioni pericolose”, che “incitano all’odio” e colpevoli di essere promotrici di “azioni violente”.

Oggi Facebook è a tutti gli effetti considerato un ‘giardino privato’: “Ma è evidente che non è più così. Facebook ora è più simile alle infrastrutture essenziali, come le strade e le autostrade, per intendersi”. Ma considerarla una infrastruttura essenziale avrebbe come conseguenza la limitazione della libertà di Facebook nella gestione del servizio: “Vero, ma in questo modo si affermerebbe un principio al quale sono affezionato e che credo in futuro ci salverà da situazioni critiche: la rimozione dei contenuti dalle piattaforme di comunicazione come Facebook non dovrebbe più spettare alle società ma a un giudice. Oggi impedire a qualcuno l’uso di una piattaforma come Facebook è una limitazione enorme. La decisione non può spettare solo alla società in base a delle regole proprie”.

Le ragioni di Facebook, tra attività online e vita reale

Secondo quanto apprende Agi da fonti della società, la decisione di Facebook sarebbe stata presa dopo una ‘lunga analisì dei comportamenti adottati dai due movimenti politici e dai loro militanti in attività sia online che nella offline, ovvero nella vita reale. Facebook non ha fornito dettagli su post specifici incriminati, o azioni violente valutate. Ha precisato inoltre che non ci sarebbe alcuna motivazione ideologica, ma che, ritenendo quei gruppi e quei partiti promotori di violenza e di discriminazione, su Facebook e Instagram non possono più avere spazio.

La società di Menlo Park ha chiuso quelle pagine nel giorno della manifestazione a Roma organizzata in occasione del voto di fiducia al governo Conte: “Immaginiamo cosa sarebbe successo se da quelle pagine fossero rimbalzate le immagini di quella manifestazione. Si sarebbe accusato Facebook di aver contribuito a diffondere l’immagine di un’Italia violenta e di braccia tese”, continua Sforza, che si chiede: “Non è che Stati, istituzioni e opinione pubblica stiano spingendo Facebook, magari in modo inconsapevole, a farsi controllore, se non censore, di alcune idee e azioni?”.

E se tutto fosse effetto delle pressioni fatte su Menlo Park? 

Dopo il caso Cambridge Analytica, in effetti, Menlo Park è stata al centro di infinite polemiche. Commissioni di inchiesta e giornali hanno messo sulla graticola la società accusandola di non fare nulla contro la diffusione di odio e notizie false. Stati e istituzioni sovranazionali hanno chiesto a Facebook più controllo. E per Scorza, questo giro di vite su pagine e militanti di estrema destra potrebbe esserne un effetto di quelle pressioni. Che Facebook lo faccia senza essere chiara fino in fondo di metodi e criteri sarebbe solo un effetto dell’avere ancora uno status da ‘giardino privato’ “A noi e ai giornalisti non deve spiegare nulla. Ma dovrebbe spiegarlo ai propri clienti. Immagino lo abbia già fatto”.

In proposito, il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore dice: “Non abbiamo avuto alcun preavviso nè ci hanno fornito alcuna motivazione. Facebook ha chiuso le nostre pagine e quelle dei nostri militanti senza comunicarci nulla. è una chiara violazione della nostra libertà di espressione”. E aggiunge: “è un provvedimento ideologico che nemmeno tutti i tribunali sovietici riuniti avrebbero adottato. Dire che noi incitiamo all’odio è una diffamazione, e di questo Facebook dovrà rispondere in tribunale, se sarà in Italia o negli Stati Uniti vedremo”. 

Twitter: @arcangeloroc