Si può andare alle urne subito dopo una riforma costituzionale?

Votare subito la riforma costituzionale cara ai 5 stelle sul taglio dei parlamentari e poi tornare direttamente al voto. L’iter per rendere effettiva la riforma, che richiede tempi necessari, innanzitutto i tre mesi che devono trascorrere per verificare che nessuno chieda lo svolgimento del referendum, scatterebbero dopo le elezioni e, quindi, con il nuovo Parlamento. È questo il piano a cui sta lavorando la Lega, viene riferito.

È stato Matteo Salvini in persona, intervenendo in Aula al Senato, ad annunciare l’ok della Lega a votare subito la riforma in quarta lettura e poi ritornare alle urne. Per la Lega, infatti, potrebbe valere il precedente del 2005, con la riforma costituzionale meglio nota come ‘Devolution’, approvata dal centrodestra a ridosso della fine della legislatura. Si decise di rinviare a dopo il voto politico le procedure richieste dalla Costituzione. Il referendum si svolse infatti solo nel 2006, dopo le elezioni politiche, che decretarono però un cambio di maggioranza: vinse il centrosinistra e il referendum bocciò la riforma, che non entrò mai in vigore.

Il Parlamento approvò in via definitiva la riforma costituzionale del centrodestra senza il voto favorevole dei due terzi. Quindi, il centrosinistra chiese che si svolgesse il referendum. La Costituzione prevede che devono trascorre dal via libera definitivo almeno tre mesi per consentire appunto la richiesta di procedere a consultazione popolare. La riforma del centrodestra fu approvata alla fine del 2005, quando mancavano pochi mesi alle elezioni politiche con la fine della legislatura a scadenza naturale. Si decise allora di far svolgere il referendum solo dopo le nuove elezioni.

Il referendum venne fissato per la fine del giugno dell’anno successivo, due mesi dopo le elezioni politiche. Nella notte tra il 26 e il 27 giugno del 2006, alla fine dello spoglio, risultò che la riforma era stata bocciata dal 61,29 per cento dell’oltre 52% di elettori che andarono a votare.

Calderoli: “Ecco perché si può votare subito dopo”

“Assolutamente sì. Si può benissimo andare ad elezioni anticipate dopo il via libera finale della Camera alla riforma costituzionale” che taglia il numero dei parlamentari. Ne è certo Roberto Calderoli, leghista della prima ora e vicepresidente del Senato, nonché padre della riforma costituzionale ribattezzata ‘Devolution’ approvata nel 2005 dal centrodestra ma poi bocciata nel 2006 dal referendum. 

Calderoli spiega all’AGI i vari passaggi tecnici e normativi che consentono, nelle ‘more’ dell’iter che conduce all’entrata in vigore della riforma, di poter svolgere le elezioni politiche. “Dal momento dell’approvazione della riforma si avvia il percorso che però non c’entra nulla con lo scioglimento delle Camere. E, poi – osserva Calderoli – sarebbe incostituzionale una legge che prevede che non si possa tornare prima al voto”. Insomma, tutto è scritto chiaramente, secondo il senatore leghista, nella stessa riforma “all’articolo 4, che enuncia le disposizioni transitorie”, spiega ancora Calderoli.

Il senatore entra nel merito delle varie procedure e tempistiche: “Una volta approvata la riforma viene pubblicata in gazzetta e devono trascorrere, in base all’articolo 138 della Costituzione, tre mesi per le eventuali richieste di referendum, in quanto la riforma non è stata approvata dai due terzi. Deve però essere approvata dalla maggioranza assoluta”, che alla Camera è di 316 voti. Se nessuno chiede lo svolgimento del referendum, dopo i tre mesi devono “trascorrere 10 giorni per la promulgazione e quindi 60 giorni per la ridefinizione dei collegi. E si arriverebbe a meta’ febbraio del 2020. Da quel momento in poi, si può andare a votare con la riduzione del taglio dei parlamentari e il nuovo Parlamento così ridefinito”.

Se, invece, prosegue Calderoli, “c’è la richiesta di referendum, i tempi complessivi necessari, dal momento del via libera della Camera al referendum devono trascorrere 7 mesi e 10 giorni, e si arriva al 20 marzo, poi occorrono altri 10 giorni per la promulgazione , 60 giorni per la ridefinizione dei collegi e quindi si può andare a elezioni. ma nulla impedisce che si possa andare a votare prima che si avvii tutto l’iter, sarebbe incostituzionale una legge che impedisce di andare a votare”, conclude Calderoli.