Strage in Paradiso

La scena, agghiacciante, sembra mutuata da un videogioco sparatutto: un uomo, forse in mimetica, apre il portabagagli di una station wagon bianca e prende un fucile automatico. Poi si dirige senza nemmeno troppa fretta verso l’ingresso di una moschea, imbraccia l’arma, entra, mira e fa fuoco.

E’ rimasto per alcuni minuti su Facebook il video di una delle stragi compiute da un commando in due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, durante le preghiere del venerdì. I morti sarebbero decine: 27 secondo i media locali ma la polizia non conferma perché sta ancora identificando le vittime.

Quattro persone sono state arrestate: tre uomini e una donna. Il capo della polizia neozelandese Mike Bush, durante una conferenza stampa, ha detto che sono state rinvenute auto con esplosivi nel centro della città dove era in corso la manifestazione dei giovani studenti per il clima, sulle orme dell’attivista svedese 16enne Greta Thunberg, che è stata sospesa e sgomberata.

La premier Jacinda Ardern ha descritto l’accaduto come “un atto di violenza senza precedenti” e “uno dei giorni più bui della Nuova Zelanda”.

La polizia, via Twitter, ha esortato a rimanere chiusi in casa, a non andare in moschea in tutto il Paese e a non condividere il link dell'”inquietante” video della strage postato da uno dei terroristi. L’intera città era stata messa in ‘lockdown’ poi rientrato.

La Ardern, parlando alla nazione, ha detto tra le vittime potrebbero esserci rifugiati e migranti. “Loro hanno scelto la Nuova Zelanda come la loro casa ed è la loro casa. Loro sono noi – ha osservato – le persone che hanno compiuto questo atto di violenza non lo sono. Non c’è spazio per loro in Nuova Zelanda”.

Ad aprire il fuoco nella prima moschea di Al Noor, dove c’erano 300 persone, intorno alle 13:40 locali, sarebbe stato un uomo bianco tra i 30 e i 40 anni che indossava un’uniforme stile militare. La premier non si è sbilanciata sul numero delle vittime ma ha ammesso che “si tratta di un evento significativo”.