Tuscia, politica e cittadini contro l’invasione delle scorie nucleari

ROMA (ITALPRESS) – La Tuscia rischia di diventare il più grande deposito di scorie nucleari in Italia. Ventidue delle 67 aree individuate dalla Sogin (la società dello Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari) nella CNAPI (Carta Nazionale Aree Potenzialmente Idonee), si trovano proprio nella provincia di Viterbo. Un record per il Lazio, che anticipa la Sardegna (14), il Piemonte (8), la Basilicata e la Puglia (che insieme arrivano a 17), la Sicilia (4) e la Toscana (2).
Per protestare contro questa decisione è stato organizzato per il 15 ottobre un incontro dal titolo “Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e la Tuscia. Una scelta impossibile”. L’evento, che si terrà presso Palazzo Gentili in via Saffi, sede della Provincia di Viterbo, è stato promosso dalla Provincia di Viterbo insieme al: Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, Comitato Montalto Futura, Comitato Maremma Viva, Comitato Verde Tuscia, Associazione Italiana Cultura e Sport- sezione di Viterbo e Italia Nostra (Sez. Tarquinia), Sovrano Ordine di Malta, la Pro loco di Gallese e il Biodistretto della via America e delle Forre.
All’incontro interverranno anche rappresentanti dell’università di Foggia, della sovrintendenza, di Confagricoltura e di Federalberghi e sono stati invitati l’assessore della Regione Lazio ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani, e l’assessore alla Transizione Ecologica, Roberta Lombardi, oltre al sottosegretario alle Politiche Agricole del Governo, Francesco Battistoni.
Secondo gli organizzatori dell’evento, sono diversi i motivi per i quali i territori individuati dalla Sogin nell’area della Tuscia non sarebbero idonei per ospitare il Deposito Nazionale.
Le 22 aree insistono su di un territorio omogeneo di carattere rurale con una forte vocazione agricola (tra le più sviluppate in Italia), con la presenza di aree naturali protette e aree archeologiche, da sempre un attrattore di turismo per questa zona. I siti dovrebbero infatti cadere a poca distanza da luoghi come il lago di Burano, l’Oasi di Vulci e la riserva Naturale di Montauto, individuati tra l’altro anche come siti natura 2000, la massima tutela naturalistica riconosciuta dall’Unione Europea.
I comitati si sono riuniti in un coordinamento ed hanno ritenuto necessario creare, con la Provincia di Viterbo, un momento di approfondimento e spiegare tecnicamente i motivi dell’opposizione alla CNAPI contestando i criteri di scelta delle aree avvenuta secondo le previsioni della Guida Tecnica 29 e questo prima del confronto ufficiale con SOGIN che si terrà, per la Regione Lazio il 9 novembre p.v. I Comitati contestano anche il fatto che Sogin prevede che il Deposito Nazionale debba ospitare non solo le scorie di molto bassa e bassa attività, ma anche le scorie di media ed alta attività, definendo “temporaneo” il periodo previsto per lo stoccaggio di queste ultime: 50/100 anni.
Quindi, oltre all’enorme impatto che la costruzione di una tale infrastruttura comporta, la cui realizzazione interesserà più di 150 ettari, svariati anni di lavori e la sistemazione di tutte le infrastrutture – anche logistiche e impiantistiche – necessarie alla costruzione stessa, il Deposito verrebbe a costituire un irreversibile modifica del territorio e del tessuto economico sociale di tutta la Tuscia, senza considerare l’impatto che il trasporto di detti rifiuti radioattivi verrebbe ad incidere nelle aree urbanizzate della Tuscia e di tutte le aree circostanti.
(ITALPRESS).